La frammentazione delle criptovalute può costare fino a 1,3 miliardi di dollari all'anno: il nuovo report
Nel mondo in rapida evoluzione delle criptovalute, la tokenizzazione degli asset ha aperto porte a una nuova era di liquidità e accessibilità. Tuttavia, un recente report ha messo in luce un problema che potenzialmente erode l’efficienza di questo ecosistema: la frammentazione dei token su più blockchain. La ricerca, basata su modelli economici avanzati, indica che tale frammentazione può costare fino a 1,3 miliardi di dollari all’anno.
Cos’è la frammentazione tokenizzata?
Quando un asset tradizionale — come un’azione, un’azienda o un immobile — viene frazionato in token, questi possono essere emessi e negoziati su più catene di blocco. La diversificazione aumenta la liquidità, ma introduce anche complessità. La frammentazione si verifica quando lo stesso asset è rappresentato da token diversi su blockchain differenti, con requisiti di interoperabilità, prezzi e regolamentazioni non uniformi. I trader, gli investitori e i custodi devono quindi gestire molteplici versioni dello stesso asset.
Il gap di prezzo cross‑chain: un vero ostacolo al valore
Il report evidenzia che, in media, i prezzi dei token di un determinato asset possono differire del 2–5 % tra le varie blockchain. Queste discrepanze, sebbene piccole, si traducono in opportunità di arbitraggio che, a lungo termine, riducono la percezione di valore di ogni token. Gli investitori, spinti ad acquistare token più economici su una blockchain, possono innescare una cascata di vendite su quella più costosa, creando volatilità e perdita di fiducia.
Esempio pratico: token di un fondo immobiliare
Immaginiamo un fondo immobiliare che emette token sia su Ethereum che su Solana. Se un token su Solana è valutato in 102 USD mentre quello su Ethereum è 104 USD, un arbitragista può acquistare 10.000 token su Solana e venderli su Ethereum per un profitto immediato di 20 000 USD. Se questa operazione si ripete a scala globale, le differenze di prezzo si accumulano, riducendo la liquidità complessiva e generando inefficienze.
Capital friction: la spesa nascosta della tokenizzazione
Oltre ai gap di prezzo, la ricerca mette in luce la “capital friction” – la spesa intrinseca quando i capitali devono migrare tra catene diverse. Ogni transazione cross‑chain richiede gas, swap, bridge e, spesso, l’intervento di servizi di custodia terzi. Queste spese non solo erodono i profitti, ma rallentano il flusso di capitali, creando un ostacolo all’adozione su larga scala.
Il ruolo dei bridge e delle soluzioni di interoperabilità
I bridge, come Wormhole o Polkadot, facilitano il trasferimento di token da una blockchain all’altra. Tuttavia, non sono infallibili. I costi di transazione possono variare dal 0,1 % al 1 % del valore, a seconda della congestione della rete, e la sicurezza può essere compromessa da vulnerabilità. Queste incognite alimentano la capital friction, spingendo gli investitori a preferire asset meno frammentati.
Implicazioni per il mercato tokenizzato
La perdita di 1,3 miliardi di dollari annuali non è solo un dato numerico; rappresenta anche un ostacolo alla crescita del mercato tokenizzato. Le istituzioni, che cercano di garantire liquidità e trasparenza, potrebbero ritardare l’adozione di asset tokenizzati a causa di questi costi nascosti. Allo stesso tempo, gli investitori retail, incentivati dalla promessa di accessibilità, possono trovarsi di fronte a rendimenti inferiori a causa delle inefficienze di mercato.
Strategie di mitigazione
Per ridurre l’impatto della frammentazione, alcuni emittenti stanno adottando approcci “single‑chain” o creando token standardizzati su piattaforme come Ethereum, con l’obiettivo di consolidare la liquidità. Altri investono in soluzioni Layer‑2 o sidechain per diminuire i costi di gas. L’adozione di protocolli di pricing oracolo, che aggregano i prezzi da più fonti, può inoltre mitigare i gap di prezzo.
Il futuro della tokenizzazione: verso un ecosistema più snello
Il report sottolinea che, sebbene la frammentazione sia un problema attuale, il settore è in rapido sviluppo. Nuove tecnologie, come i cross‑chain atomic swaps e i protocolli di liquidità decentralizzata (DeFi), stanno emergendo per colmare le lacune. Se queste soluzioni si diffondono, la capital friction potrebbe diminuire e la liquidità globale aumentare, rendendo il mercato tokenizzato più efficiente e attraente per gli investitori istituzionali.
Conclusioni
La tokenizzazione di asset tradizionali è una frontiera promettente, ma la frammentazione attuale rischia di drenare fino a 1,3 miliardi di dollari l’anno. Solo con interruzioni di interoperabilità, costi di transazione più bassi e standard di prezzo unificati il mercato potrà raggiungere la piena efficienza. Rimanere informati sulle evoluzioni tecnologiche e sulle best practice di gestione dei token è fondamentale per gli investitori che vogliono navigare in questo nuovo panorama finanziario.