Il divieto di rendimento sui stablecoin: una trappola per la sicurezza nazionale secondo gli esperti di cripto
Introduzione
Negli ultimi anni la tecnologia blockchain ha trasformato il modo in cui pensiamo al denaro, aprendo la strada a nuove forme di pagamento e investimento. Tra queste, le stablecoin – criptovalute ancorate a un asset tradizionale come il dollaro o l’euro – sono diventate una soluzione popolare per chi cerca la semplicità delle transazioni digitali senza la volatilità tipica delle criptovalute. Tuttavia, un recente dibattito politico negli Stati Uniti ha sollevato interrogativi importanti: cosa succederebbe se le autorità fossero condannate a vietare i rendimenti su queste stablecoin? Gli esperti di settore, tra cui il rinomato avvocato pro‑crypto John Deaton, hanno avvertito che una tale misura potrebbe inavvertitamente spingere gli utenti verso il “digital yuan” cinese, con ripercussioni sulla posizione dominante del dollaro.
Il GENIUS Act e la sua proposta di regolamentazione
Il Global Enabling and Governance of Inclusive Stablecoins and Unstructured Assets (GENIUS) Act è una legge proposta dal Congresso degli Stati Uniti che mira a definire un quadro normativo per le stablecoin e altri asset digitali non strutturati. La proposta include diverse disposizioni, tra cui la richiesta di trasparenza sui rendimenti offerti dagli emittenti di stablecoin e la possibilità di imporre restrizioni a chi offre interessi su questi asset. L’obiettivo dichiarato è quello di proteggere gli investitori e prevenire l’uso di criptovalute per attività illecite.
Ma la proposta è stata accolta con scetticismo da parte di chi sostiene che la sua rigidezza possa colpire in modo sproporzionato l’ecosistema delle stablecoin, riducendo l’attrattiva di queste valute digitali e indurendo gli utenti a cercare alternative meno regolamentate.
Il rendimento sui stablecoin: un incentivo cruciale
Molti emittenti di stablecoin offrono rendimenti competitivi per attrarre depositanti. Questi interessi, spesso derivati da investimenti in titoli di stato, obbligazioni o altri asset a basso rischio, rappresentano una fonte di guadagno per gli utenti che mantengono i propri fondi in queste valute digitali. Il rendimento è quindi un fattore chiave che incentiva la fidelizzazione dei clienti e la liquidità del mercato.
Come funziona il rendimento
Quando un utente deposita una stablecoin in un portafoglio digitale, l’emittente può utilizzare quei fondi per investimenti che generano reddito. Una parte di questo reddito viene poi distribuita agli utenti come interesse. Sebbene la struttura possa variare, il principio rimane: più alto è il rendimento, maggiore è l’attrattiva della stablecoin.
Implicazioni di un divieto
Vincendo il diritto di offrire rendimenti, l’agenzia di regolamentazione potrebbe spezzare l’equilibrio e l’attrattiva del mercato delle stablecoin. Gli investitori, in cerca di rendimenti, si troverebbero costretti a cercare alternative, potenzialmente in asset digitali non regolamentati o in valute digitali di paesi emergenti.
Il digital yuan: una possibile alternativa inasprita
Il digital yuan è la moneta digitale emessa dalla Banca Popolare Cinese. È progettata per essere un’estensione digitale della valuta fiat nazionale, offrendo sicurezza, tracciabilità e, soprattutto, interesse. La Cina ha già introdotto programmi pilota in diverse città, consentendo ai cittadini di guadagnare rendimenti sui loro depositi digitali.
Perché gli utenti potrebbero attrarsi al digital yuan
Con l’interesse garantito dal governo, il digital yuan rappresenta una proposta attraente per gli utenti che cercano rendimenti senza rischi. Inoltre, la sua regolamentazione centralizzata garantisce una certa sicurezza, riducendo la percezione di rischio associata alle stablecoin decentralizzate.
Implicazioni sul bilanciamento del dollaro
Il dollaro americano è la valuta di riserva globale e la principale moneta di riferimento per le transazioni internazionali. Se un numero crescente di utenti migrasse verso il digital yuan per ottenere rendimenti, la domanda globale di dollari potrebbe diminuire, minacciando la sua posizione dominante. Questo scenario potrebbe alterare l’equilibrio geopolitico e finanziario, con potenziali ripercussioni sulla politica monetaria degli Stati Uniti.
La prospettiva di sicurezza nazionale
Gli avvocati pro‑crypto, tra cui John Deaton, hanno affermato che un divieto di rendimento sulle stablecoin potrebbe essere una “trappola per la sicurezza nazionale”. Secondo la loro analisi, la regolamentazione severa potrebbe indurre gli utenti a rivolgersi a valute digitali di paesi con interessi geopolitici diversi, come la Cina, creando un nuovo canale di influenza economica e politica.
Il rischio di dipendenza da valute digitali estere
Se gli Stati Uniti si trovano a dipendere da valute digitali non controllate dal loro sistema finanziario, la loro capacità di influenzare le politiche monetarie e di gestire le crisi economiche potrebbe essere compromessa. La dipendenza da una valuta digitale estera potrebbe anche ridurre la capacità di imporre sanzioni o regole su altre economie.
Strategie di mitigazione
Per evitare tali rischi, gli esperti suggeriscono di adottare un approccio equilibrato: regolamentare le stablecoin in modo da proteggere gli investitori ma mantenere la competitività delle valute digitali statunitensi. Inoltre, promuovere lo sviluppo di un “digital dollar” con rendimenti competitivi potrebbe prevenire la migrazione verso valute digitali estere.
Conclusioni
Il dibattito sul GENIUS Act evidenzia le sfide di una regolamentazione delle criptovalute che sia efficace ma non disincentivi l'adozione di soluzioni innovative. Il divieto di rendimenti sulle stablecoin, pur con buone intenzioni di proteggere gli investitori, potrebbe inavvertitamente spingere gli utenti verso il digital yuan e minacciare la stabilità del dollaro. Una soluzione prudente richiede un equilibrio tra sicurezza, competitività e autonomia monetaria. Solo così si potrà garantire un futuro digitale in cui le stablecoin continuino a offrire sicurezza e liquidità senza compromettere la sovranità economica nazionale.