Iran in blackout digitale: le criptovalute rispondono in silenzio

Negli ultimi giorni, le strade di Teheran si sono animate di manifestazioni che riflettono una crisi economica inesorabile. Il rial, la moneta nazionale, ha raggiunto livelli record di svalutazione rispetto al dollaro, costringendo il governo a intervenire per cercare di ripristinare la stabilità. Al contempo, il paesaggio digitale del paese è stato sconvolto da un'interruzione macroscala di Internet, un evento che ha lasciato milioni di cittadini in un vuoto di connettività e accesso alle informazioni.

Il contesto delle proteste in Iran

La situazione economica in Iran è deteriorata a causa di sanzioni internazionali, inflazione galoppante e una gestione finanziaria che non ha corrisposto alle aspettative della popolazione. L’eccessivo indebitamento e la dipendenza da esportazioni di petrolio hanno lasciato un’eco di disoccupazione e di fame di scelte alternative. Le proteste, in gran parte spontanee, sono nate per chiedere riforme, maggiore trasparenza e una gestione più equa delle risorse.

L’interruzione di Internet e le sue implicazioni

Il blocco di Internet in Iran non è il primo tentativo di contenimento di una rete digitale: nel 2019, in occasione di proteste contro la corruzione, il governo ha temporaneamente sospeso l’accesso a vari servizi online. Tuttavia, la natura di questa attuale interruzione è più diffusa e prolungata, limitando non solo l’accesso a social media e motori di ricerca, ma anche a servizi bancari online e piattaforme di pagamento.

Le criptovalute: una via di resistenza

Nonostante la disconnessione dalla rete globale, le criptovalute possono continuare a funzionare grazie a diversi meccanismi di resilienza. Il concetto chiave è la decentralizzazione: la blockchain non richiede un singolo punto di controllo e può operare su hardware distribuito. Di conseguenza, gli utenti in Iran possono ancora inviare e ricevere fondi utilizzando wallet offline, dispositivi portatili e reti peer-to-peer.

Wallet offline e dispositivi hardware

Il più semplice strumento è un wallet hardware che conserva le chiavi private in modalità “offline”. Questi dispositivi non necessitano di Internet per eseguire transazioni: basta collegarli a un computer, compiere la firma digitale e poi inserire il token nella rete quando la connettività è disponibile. Alcuni utenti hanno già avviato reti di “air-gapped” per garantire la sicurezza delle transazioni.

Tor, VPN e reti mesh

Altri metodi includono l’uso di Tor, una rete che anonimizza il traffico e può bypassare le restrizioni di blocco. Se una parte della rete interna è ancora connessa tramite cavi o satelliti, è possibile creare una rete mesh locale che distribuisce i blocchi della blockchain tra i nodi vicini. Le VPN private, se configurate in modo sicuro, possono anche permettere l’accesso a nodi remoti.

Satellite e infrastrutture alternative

Con la crescente diffusione di servizi satellitari per l’Internet a banda larga, come Starlink, è possibile che alcuni cittadini in aree rurali o con reti terrestri limitate possano stabilire una connessione via satellite. Anche se la latenza è più alta, la capacità di inviare transazioni e scaricare blocchi minori rimane fattibile.

Implicazioni a lungo termine e prospettive future

Il blocco di Internet non è solo una crisi immediata, ma un punto di svolta nella percezione della resilienza digitale. Se le criptovalute continuano a funzionare anche in assenza di una rete dominante, la loro adozione in contesti di restrizioni governative potrebbe aumentare. D'altra parte, i governi potrebbero reagire con misure più severe, come il blocco di portali di scambio e la limitazione delle infrastrutture di mining.

Conclusioni

Il blackout digitale in Iran ha evidenziato la fragilità delle infrastrutture di comunicazione e la dipendenza di milioni di persone da Internet. Tuttavia, la natura decentralizzata delle criptovalute offre una soluzione di emergenza: la possibilità di mantenere transazioni, scambi e servizi finanziari senza un accesso continuo alla rete globale. Mentre la situazione rimane in evoluzione, il caso iraniano serve da lezione su come la tecnologia possa sopravvivere anche nei contesti più ostili.

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