L’energia a basso costo in Libia ha trasformato il paese in un epicentro del mining di Bitcoin

Il 2011, con la caduta di Muammar Gheddafi, la Libia entrò in una fase di instabilità politica e economica che avrebbe cambiato radicalmente il panorama energetico del paese. Le infrastrutture elettriche, danneggiate dalla guerra e non più governate da un singolo ente, si sono evolute in un mercato frammentato, caratterizzato da prezzi dell’elettricità incredibilmente bassi che hanno creato un terreno fertile per attività ad alto consumo energetico.

Il contesto energetico libico post-2011

Prima della guerra, la rete elettrica libica era controllata dallo Stato e i prezzi erano relativamente alti rispetto ai paesi limitrofi. Con la caduta del regime, la proprietà delle centrali fu divisa tra varie fazioni, e l’incentivo a ridurre i costi per rianimare l’economia fu immediato. L’Autorità di Regolamentazione del Gas e dell’Energia (GERC) introdusse tariffe che, in alcune zone, erano inferiori del 50 % rispetto ai prezzi medie della regione del Mediterraneo. Tale riduzione è stata accompagnata da una riduzione dei controlli sulla produzione e distribuzione, permettendo a impianti privati e cooperativi di sfruttare gli asset energetici senza la stretta supervisione dello Stato.

Bitcoin mining: un’opportunità per i miner

Il mining di Bitcoin, che richiede una potenza di calcolo enorme, è un’attività altamente dipendente dall’energia. Nei paesi con prezzi dell’elettricità elevati, le aziende di mining spesso cedono il controllo o chiudono, ma in Libia si è verificata un’opportunità senza precedenti: le tariffe a basso costo, unite a una domanda di energia relativamente stabile, hanno attirato investitori stranieri e locali disposti a installare centinaia di rig. Secondo dati non ufficiali, entro il 2023 esistevano oltre 200 impianti di mining in tutto il paese, con un totale di 150 MW di potenza in uso, pari a circa il 10 % della capacità totale della rete nazionale.

Il boom nascosto: numero di rig e consumo di energia

Le principali zone di attività si concentrano lungo la costa occidentale, dove le centrali rinnovabili e le stazioni di generazione offrono tariffe ancora più competitive. Un esempio è la regione di Misrata, dove un conglomerato di investitori ha installato due farm con 80 MW di potenza, generando più di 80 000 BTC in un anno. Alcuni operatori sono riusciti a ridurre i costi di raffreddamento grazie all’uso di sistemi di condizionamento a basso impatto ambientale, ma la necessità di mantenere le temperature operative ha spinto l’uso di sistemi di raffreddamento a ciclo di evaporazione, aumentando ulteriormente il consumo di acqua e energia.

Pressione sulla rete e impatti ambientali

L’aumento di carico ha messo a dura prova la rete elettrica, che, in molte aree, non disponeva di infrastrutture adeguate per gestire picchi di domanda così elevati. Le blackout di breve durata sono diventate frequenti, soprattutto durante le ore di punta, e hanno colpito non solo i miner ma anche le comunità locali. Inoltre, l’uso intensivo di acqua per il raffreddamento ha creato tensioni con le autorità che cercano di garantire l’approvvigionamento idrico, soprattutto in un paese con risorse idriche limitate.

Reazione delle autorità e la crescente repressione

La crescente pressione sulla rete ha spinto le autorità libiche a intervenire. Nel 2022, il GERC ha emesso un decreto che richiedeva un permesso di operazione per tutti gli impianti di mining, con l’obbligo di sottoporsi a verifiche di efficienza energetica. Le autorità hanno inoltre imposto una tariffa progressiva: per ogni MW aggiuntivo oltre i 100 MW di base, l’energia era tassata con un addizionale del 30 %. Nonostante queste misure, molti operatori hanno continuato a operare in maniera clandestina, sfruttando le lacune nel sistema di monitoraggio.

Conseguenze economiche e politiche

Economicamente, il mining di Bitcoin ha rappresentato una fonte di entrate per le imprese locali e un nuovo settore di occupazione. Tuttavia, la dipendenza da un’attività altamente volatile e l’uso intensivo di risorse hanno sollevato dubbi sulla sostenibilità a lungo termine. Dal punto di vista politico, la gestione del settore ha intensificato le tensioni tra le fazioni controllate dall’estremità occidentale del paese e quelle del centro, con dispute sulla distribuzione dei profitti e sul controllo delle infrastrutture energetiche.

Conclusioni

La Libia è diventata un caso di studio evidente su come i prezzi dell’elettricità possano trasformare un paese in un polo di attrazione per attività ad alto consumo energetico come il mining di Bitcoin. Mentre le tariffe a basso costo hanno creato opportunità economiche, hanno anche esacerbato problemi di stabilità della rete, impatti ambientali e conflitti politici. La risposta delle autorità, sebbene progressiva, deve ancora garantire un equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità a lungo termine, in modo da evitare che il paese rimanga intrappolato in una dipendenza da un settore così volatile.

Articoli Correlati