La verità dietro il mito delle "sharks" di Bitcoin: Glassnode disconferma l’accumulo
Negli ultimi mesi la comunità crypto ha assistito a un’ondata di ipotesi sullo “shopping” di Bitcoin da parte di grandi entità, spesso chiamate “sharks”. La voce più diffusa sostiene che questi investitori di massa abbiano aumentato drasticamente il loro posizionamento, influenzando il prezzo in maniera significativa. Tuttavia, un’analisi dettagliata da parte di CryptoVizArt, senior researcher di Glassnode, mette in dubbio questa narrazione, rivelando che l’accumulo dichiarato è stato sopravvalutato.
Cos’è un Bitcoin Shark?
Il termine “shark” è emerso nel 2020 per descrivere gli account che detengono e controllano più di 1.000 Bitcoin, corrispondenti a circa 3,5 milioni di dollari alla data di quell’anno. Queste entità, spesso caratterizzate da scelte di investimento aggressive, sono state oggetto di studio per capire se il loro comportamento potesse fungere da precursore di movimenti di mercato.
L’aumento delle entità “shark” secondo Glassnode
CryptoVizArt ha pubblicato un rapporto recente su X, evidenziando un incremento del numero di indirizzi che superano la soglia di 1.000 BTC. Secondo i dati, la popolazione di “sharks” è salita dal 5,2% al 9,3% degli utenti totali in un periodo di 12 mesi. Questo trend è stato interpretato da molti come sintomo di una crescente fiducia istituzionale nel Bitcoin.
Perché l’accumulo è stato sopravvalutato?
La composizione del portafoglio
Oltre alla mera quantità di BTC detenuti, il valore reale di un’acquisizione dipende dalla modalità di accumulo. Glassnode ha evidenziato che molte “sharks” hanno acquistato la maggior parte dei loro 1.000 BTC in un unico periodo di tempo, riducendo l’impatto sul mercato a causa della capacità di smorzamento del prezzo. Inoltre, un’analisi delle transazioni di rete mostra che la maggior parte delle “shark” operano tramite wallet custodial, dove i fondi sono spesso gestiti da terze parti, diminuendo l’effettiva esposizione di mercato.
Il ruolo degli acquisti di natura non organica
Un altro aspetto cruciale è la distinzione tra acquisti “organici” (in cui gli investitori acquistano BTC con liquidità propria) e “non organici” (acquisti tramite fondi che utilizzano asset altrui). Glassnode ha scoperto che una percentuale significativa di “shark” ha ottenuto i suoi BTC da fondi di investimento che, a loro volta, acquistano tramite pool di liquidità, il che riduce l’impatto diretto sul prezzo di mercato.
Analisi dei dati on-chain
Lo studio di Glassnode si basa su un’approfondita analisi dei blocchi, delle transazioni e dei flussi di fondi. Utilizzando l’indicatore di “Hedged Volume”, il ricercatore ha misurato la quantità di BTC che viene effettivamente “trattata” sul mercato. I risultati indicano che l’effettivo volume di acquisto da parte delle “sharks” è inferiore di circa il 30% rispetto a quello stimato da molteplici fonti di notizia.
Implicazioni per gli investitori
Per i trader che cercano segnali di momentum, questa analisi suggerisce di procedere con cautela. Il fatto che le “sharks” possano aver sopravvalutato la loro posizione significa che non esiste un tacito consenso di mercato che spinga il prezzo verso l’alto. Gli investitori dovrebbero quindi focalizzarsi su metriche più robuste, come la rete di on-chain, il numero di nodi attivi e la volatilità di mercato, piuttosto che sui numeri di “shark” che possono essere facilmente manipolati.
Conclusioni
Il panorama delle criptovalute è intrinsecamente complesso, e la percezione pubblica di grandi investitori può spesso distorcere la realtà. Grazie all’approfondita ricerca di CryptoVizArt e Glassnode, è chiaro che l’accumulo di Bitcoin da parte delle entità “shark” è stato sopravvalutato. Gli investitori, i trader e gli analisti dovrebbero quindi adottare un approccio critico, basato su dati on-chain verificabili e su indicatori di mercato consolidati, per evitare di farsi ingannare da narrazioni infondate.