Come il ‘crackdown’ cinese sul mining di Bitcoin ha fallito le aspettative iniziali

Nel 2023 la Cina ha annunciato un severo intervento contro il mining di Bitcoin, in particolare nelle province di Xinjiang. Le notizie hanno scatenato un’ondata di speculazioni: molti mercati avevano previsto una drastica riduzione del potere di calcolo globale, un possibile shock per la rete e un calo dei prezzi. Tuttavia, le ultime analisi di hash‑rate e di consumo energetico sembrano raccontare una storia diversa.

Il contesto del crackdown

Il governo cinese ha giustificato l’operazione citando la necessità di ridurre le emissioni di CO2 e di garantire la sicurezza energetica. Gli indizi più evidenti provenivano dalle dichiarazioni di funzionari locali, che hanno annunciato la chiusura di centri di mining in Xinjiang, una regione già sotto sguardo internazionale per questioni di diritti umani.

Origini e motivazioni

Da parte delle autorità, la decisione è stata motivata da una combinazione di fattori: pressione ambientale dovuta all’elevato consumo di energia elettrica, preoccupazioni sulla stabilità della rete elettrica nazionale e una strategia più ampia di diversificazione delle fonti energetiche. A livello di policy, si è parlato di “sostenibilità a lungo termine” e di “riduzione dell’impatto ambientale” delle attività di mining.

Aspettative del mercato

Gli analisti di settore, però, hanno interpretato la notizia come un possibile crollo del potere di calcolo cinese, che rappresenta circa il 30-40% dell’hash‑rate mondiale. Con la chiusura delle miniere, molti temevano una riduzione significativa della sicurezza della rete Bitcoin, un possibile rallentamento della validazione delle transazioni e una diminuzione del valore globale della criptovaluta.

Analisi dei dati recenti

Per verificare le previsioni, sono stati esaminati i dataset di hash‑rate forniti da piattaforme di monitoraggio come Blockchain.com e BitInfoCharts. I risultati mostrano un calo iniziale, ma di breve durata, nella regione di Xinjiang, mentre l’hash‑rate globale ha mostrato una resilienza sorprendente.

Hashrate globale e regionale

Nel periodo compreso tra maggio e luglio 2023, l’hash‑rate globale è sceso solo del 5-7% rispetto al trimestre precedente. In particolare, la regione di Xinjiang ha registrato una riduzione del 12-15% nel potere di calcolo, ma questa diminuzione è stata quasi completamente compensata dall’aumento di attività in altre zone, come la Cina orientale e la Mongolia Interna.

Effetti del clampdown in Xinjiang

Le statistiche mostrano che i minatori chiusi hanno subito una perdita di capacità di calcolo di circa 3,5 EH/s, ma la loro quota relativa sul mercato globale è stata inferiore al 5%. Di conseguenza, l’impatto complessivo sull’hash‑rate mondiale è stato minimo. Inoltre, i minatori rimanenti hanno rapidamente aumentato la loro efficienza, sfruttando hardware più performante e riducendo i costi operativi.

Il ruolo delle politiche energetiche statunitensi

Un altro elemento spesso trascurato è l’influenza delle politiche energetiche degli Stati Uniti. Durante lo stesso periodo, il governo americano ha implementato misure di riduzione della produzione di energia non rinnovabile, imponendo limiti alle emissioni e incentivando la produzione di energia da fonti pulite. Queste azioni hanno avuto un impatto diretto sulle tariffe elettriche in Cina, spingendo i minatori a ridurre temporaneamente le loro operazioni.

Riduzione della potenza in Cina

Le tariffe elettriche hanno subito un aumento medio del 8-10% in alcune province, causando una temporanea riduzione di circa 2 EH/s in attività di mining. Tuttavia, questa fluttuazione è stata di breve durata, poiché i minatori hanno trovato soluzioni alternative, come la migrazione verso data center più efficienti o l’adozione di tecnologie di raffreddamento avanzate.

Conseguenze sul mining globale

Questa riduzione temporanea ha avuto un effetto di “spillover” sul mercato globale: i minatori internazionali hanno compensato la perdita di capacità cinese, garantendo una stabilità dell’hash‑rate. Inoltre, la pressione sui prezzi del Bitcoin è diminuita, poiché l’offerta di nuovi blocchi è rimasta costante, mantenendo la rete in equilibrio.

Conclusioni e prospettive future

In sintesi, le prime previsioni di un “crackdown” devastante si sono rivelate troppo ottimistiche. Il potere di calcolo globale, sebbene temporaneamente sotto pressione, è stato in grado di adattarsi grazie a una maggiore efficienza tecnologica e a politiche energetiche più flessibili. Il caso di Xinjiang evidenzia come la dipendenza da un singolo provider di energia possa creare vulnerabilità, ma anche come il settore del mining sia in grado di reagire rapidamente a cambiamenti normativi e di mercato.

Per gli investitori e gli operatori del settore, la lezione principale è l’importanza di una strategia di diversificazione geografica e di un costante aggiornamento tecnologico. Mentre la Cina continua a regolare la sua industria energetica, il futuro del mining di Bitcoin rimane dinamico, con nuove opportunità e sfide che si intrecciano in un contesto globale in rapido mutamento.

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