I nove miti sull’energia di Bitcoin: dati e prospettive ESG

Negli ultimi anni le criptovalute, e in particolare Bitcoin, sono state oggetto di un intenso dibattito. Il loro impatto ambientale è spesso citato come un punto critico, ma la realtà è più sfumata di quanto la narrativa popolare suggerisca. ESG (Environmental, Social, Governance) research di Daniel Batten ha messo in luce una serie di dati che contraddicono molte delle affermazioni più diffuse. In questo articolo esamineremo dieci miti comuni, confrontandoli con le evidenze empiriche e offrendo una prospettiva più equilibrata.

Mito 1 – Bitcoin destabilizza le reti elettriche

La preoccupazione più diffusa riguarda la presunta capacità di Bitcoin di creare instabilità nei sistemi di trasmissione. Tuttavia, le società di ricerca hanno dimostrato che la domanda di energia da parte dei minatori è relativamente contenuta rispetto alla capacità totale delle reti nazionali. L’energia richiesta è distribuita su milioni di piccoli impianti, abbattendo il rischio di picchi localizzati che potrebbero causare blackout.

Mito 2 – Il mining aumenta i costi dell’elettricità

Alcuni sostenitori di politiche energetiche affermano che la domanda di Bitcoin solleva i prezzi dell’energia. Le analisi di Batten, basate su dati di mercato, mostrano che l’effetto marginale sul prezzo è minore di quanto ipotizzato. Le aziende minerarie spesso negoziano tariffe forzate a lungo termine e, in molti casi, investono in infrastrutture più efficienti, contribuendo a stabilizzare i costi.

Mito 3 – Bitcoin consuma tutta l’energia rinnovabile disponibile

Secondo un rapporto recente, i minatori di Bitcoin utilizzano principalmente fonti rinnovabili, come l’energia idroelettrica e quella solare. Le statistiche indicano che l’energia grezza impiegata è inferiore all’80% delle capacità rinnovabili in molte regioni. Invece di "consumare tutto", il settore contribuisce a far crescere la produzione di energia pulita, creando incentivi per nuovi impianti.

Mito 4 – La miniera è intrinsecamente non sostenibile

Il concetto di sostenibilità è complesso. Sebbene l’energia necessaria sia elevata, la tecnologia di consenso Proof‑of‑Work (PoW) è stata adottata con l’obiettivo di garantire la sicurezza della rete. Tuttavia, gli investimenti in tecnologie più efficienti, come l’uso di GPU a basso consumo, stanno riducendo l’impatto ambientale complessivo. Inoltre, l’energia sprecata può essere recuperata tramite sistemi di raffreddamento avanzati.

Mito 5 – Il mining provoca deforestazione

Alcuni riferimenti suggeriscono che la costruzione di grandi miniere di Bitcoin comporti il taglio di foreste. La realtà è che la maggior parte delle attività di mining avviene in aree già industrializzate o in zone di produzione di energia idroelettrica dove non è prevista la deforestazione. Le aziende che operano in aree sensibili spesso adottano pratiche di compensazione del carbonio.

Mito 6 – Il mining è una perdita di risorse

Il modello di PoW richiede una quantità significativa di calcolo. Tuttavia, la stessa potenza di calcolo può essere sfruttata per altre applicazioni scientifiche, come la simulazione di molecole o la ricerca sul clima. Alcuni pool di mining collaborano con centri di ricerca per massimizzare l’utilizzo delle loro macchine, trasformando una potenziale “perdita” in un contributo alla scienza.

Mito 7 – Bitcoin consuma più energia del settore finanziario tradizionale

Il confronto diretto tra Bitcoin e il mondo bancario è spesso fuorviante. Le banche connettono milioni di clienti attraverso reti digitali, ma il loro consumo energetico è notevolmente inferiore a quello di Bitcoin. Un’analisi di 2023 ha evidenziato che l’intero settore bancario globale consuma circa 150 TWh all’anno, mentre Bitcoin utilizza circa 120–140 TWh. La differenza è quindi ridotta, soprattutto se si considera la crescita dei servizi finanziari digitali.

Mito 8 – Il mining sostituisce la produzione di energia convenzionale

Alcuni critici affermano che la domanda di Bitcoin spinge la produzione di energia da fonti non rinnovabili. I dati dimostrano il contrario: la maggior parte delle nuove installazioni di capacità mineraria è alimentata da fonti rinnovabili o da energie di scarto, come il calore residuo delle centrali nucleari o idroelettriche. In questo modo, la miniera agisce più come un “catalizzatore” di energie pulite che come un sostituto.

Mito 9 – Il mining rappresenta una minaccia per le reti nazionali

La preoccupazione che i minatori possano sovraccaricare le reti è stata smentita da monitoraggi di rete in varie nazioni. Le infrastrutture di distribuzione sono progettate per gestire carichi variabili e, grazie all’uso di sistemi di gestione intelligente dell’energia, le operazioni di mining possono essere regolate in tempo reale per evitare sovraccarichi. Inoltre, molti pool di mining operano in regioni con eccedenze di capacità, riducendo l’impatto sulle reti principali.

Conclusione – Una prospettiva equilibrata

Il dibattito sull’impatto energetico di Bitcoin è ancora in evoluzione, ma le prove raccolte da Daniel Batten e da altri ricercatori ESG indicano che molti dei miti più diffusi non corrispondono alla realtà. La tecnologia PoW continua a evolversi verso soluzioni più efficienti, e la maggior parte della domanda energetica è già soddisfatta da fonti rinnovabili. Per una valutazione più accurata, è fondamentale considerare non solo l’energia consumata, ma anche come questa energia viene prodotta, distribuita e potenzialmente riutilizzata in altri contesti scientifici e industriali.